giovedì 24 novembre 2016

CLIL funziona?

Il passato, il presente e il futuro di un’educazione bilingue

Maria Luisa Pérez Canada, researcher in one of the first CLIL research and teacher trainer of the University of Jaén and others in the USA, told us about the results of this CLIL study which are:

CLIL é un approccio bilingue.

CLIL incoraggia gli studenti a imparare e migliorare una lingua anche fuori dalla scuola.

CLIL migliora la conoscenza della lingua, alternando linguaggio specifico della materia (CALP) al linguaggio comune di tutti i giorni (BIC).

CLIL non ha un impatto negativo su L1 e sulla materia, anzi attraverso CLIL gli studenti ottengono una migliore conoscenza del contenuto. All’inizio apprendono più lentamente, ma col tempo imparano più velocemente e facilmente rispetto agli studenti che non imparano attraverso il CLIL.

CLIL ha un effetto a lungo termine. Prima si inizia ad utilizzare una metodologia CLIL con gli studenti, più bravi diventano nell’ascolto, lessico, parlato e nell’utilizzo del linguaggio rispetto a studenti che non imparano attraverso il metodo CLIL.


Teoria + lingua + metodologia = miglior mix per il CLIL

THE 4Cs FRAMEWORK

Uno strumento oltre the Language Triptych (3As) per la pianificazione CLIL

In una lezione CLIL bisogna tener conto di:

-CONTENUTO (materia, temi, approcci interdisciplinari) à COSA SI FA

-COMUNICAZIONE (apprendimento delle lingue e l'utilizzo, aumentare STT (la partecipazione attiva dello studente), ridurre TTT (gli interventi dell’ insegnante) à IN QUALE LINGUA

-COGNITIVO (processi di apprendimento e di pensiero: HOTS (high order thinking skills)/ LOTS (low order thinking skills)  à analizzare la capacità di riflessione a un basso livello e creare una capacità di riflessione a un livello alto


-CULTURA (sviluppare la comprensione interculturale e cittadinanza globale/locale - la consapevolezza di sé e degli altri) à come cultura si intende quella all’interno della classe e quella fuori



In questi giorni abbiamo potuto vedere diverse attività che possiamo proporre ai nostri alunni :

Caccia al tesoro in gruppi per conoscere monumenti e aspetti storici della città di Baeza, chiedendo informazioni ai passanti!








Descrivi un animale di fantasia e il suo ecosistema!

Crea collegamenti tra le foglie e gli animali






Tutte attività in cui è previsto l'utilizzo di una lingua straniera o nel nostro caso di L2, ma un altro aspetto, secondo me molto importante, ė l'attività proposta. Divertente, accattivante e coinvolgente...lezioni in cui gli alunni sono unici protagonisti e i contenuti vengono appresi divertendosi!


Ecco alcuni esempi di tools molto "accattivanti" da impiegare nel CLIL ma non solo:

SOCRATIVE: è  uno strumento gratuito, una piattaforma web che permette di proporre agli studenti quiz, verifiche e sondaggi in tempo reale.




SCHOOLOGY: altra piattaforma in versione "social", una classe virtuale per nativi digitali molto più  semplice di Amalia fuss  e dalla veste grafica attraente, attraverso la quale è  possibile creare, gestire e condividere il materiale scolastico. Schoolboy fornisce una piattaforma per assegnare compiti e informazioni online e una chat.



 KAHOOT: è  italiano anche se ne avevo sentito parlare lo scorso anno in Svezia. Si tratta di una piattaforma gratuita basata sulla "gamification" per creare questionari, quiz, verifiche da proporre agli alunni in presenza con la LIM e tablet oppure online con lo smartphone.



QUIZLET: web application consente di creare



mercoledì 23 novembre 2016

Legato alle diverse abilità e competenze dei nostri alunni, ci è stata proposta un'attività a mio avviso molto interessante da utilizzare all'interno delle nostre classi. Tale attività - che fondamentalmente conoscevo già - ha rinforzato la mia convinzione di dover dare pari opportunità di apprendimento a tutti gli alunni. Per questo lavoro il gruppo è stato diviso in due sottogruppi.
Uno dedicato all'area LOT (lower oder thinking skills) e il secondo comprendente l'area HOT (higher order thinking skills).
Il lavoro del primo gruppo verteva su 3 attività: remember, understand, apply. Il secondo invece si concentrava di più su analyse, evaluate, create. In che forma?
Osservando un'immagine che rappresentava la fauna, i partecipanti del primo gruppo dovevano creare categorie del mondo animale (mammiferi, volatili...) e specificare il nome dell'animale in questione. Il secondo gruppo invece doveva inventare - partendo dalla medesima immagine - un animale immaginario che comprendesse caratteristiche di diversi animali.

Ritengo che strutturare un'attività in questo modo possa garantire ad ogni alunno un momento di successo personale nel quale si senta gratificato all'interno della classe.
Oggi bella e competitiva esperienza: la caccia al tesoro in una città a noi sconosciuta, Baeza (patrimonio Unesco). Una stimolante ed interessante iniziativa da riproporre ad alunni e, perché no, a futuri ospiti stranieri.









martedì 22 novembre 2016

Ore 9.30: pronti per iniziare a lavorare in gruppo CLIL insieme a colleghi provenienti da 12 paesi europei. La nostra referenti Ciara ci divide in gruppi per farci riflettere su due acronimi: BIC e CALP.
Cosa significheranno mai queste due sigle?
Alcuni esempi chiariranno immediatamente di cosa si tratta.
Esempi di BIC: Silence please! Let's go on! How are you today,? Stand up! Pay attention please! Come on! Are we all on board?
Esempi di CALP: Show us what you see in the map. Describe this landscape! Describe how do you come to the solution. Can you explain your feeling about reading this story?
Come forse avrete già intuito BIC (basic interpersonal comunication) è la lingua che usiamo quotidianamente e regolarmente in classe con i nostri alunni  e che ci identifica nel ruolo di insegnante (language for learning), mentre per CALP (Cognitive Academic Language Proficiency) si intende il linguaggio specifico delle singole discipline (language of learning)


Language Tryptych

1. ANALIZZARE LA LINGUA PER APPRENDERE

2. APPRENDERE ATTRAVERSO LA LINGUA

3.UTILIZZARE LA LINGUA







In questi due giorni abbiamo ricevuto tante informazioni relativa alla metodologia CLIL e ci ritroviamo in tante affermazioni, ma questa slide mi ha fatto pensare che a volte sottovalutiamo le potenzialità del CLIL! Penso inoltre che sia importante, a volte, fermarci a pensare perché utilizziamo questa metodologia e quali sono i nostri obiettivi linguistici e di materia!
Nella metodologia CCIL occorre considerare l'approccio alla lingua, il compito richiesto, le aspettative degli alunni, la partecipazione degli studenti, il testo su cui lavorare con la classe: e' un metodo che ha molti aspetti in comune con la didattica facilitata e semplificata, se prendiamo in considerazione la costruzione di testi brevi facilmente comprensibili, l'elaborazione di frasi concise, il focus sulle parole chiave, la proposta di attivita' e compiti appropriati... Ancora una conferma del nostro lavoro! "CCIL is Good teaching !"(prof. e. Marin)
Riprendendo il post di Patrizia sull'introduzione ai corsi,
domenica 20 ci hanno spiegato gli obiettivi del corsi qui attivati (CLIL, TIC e Inglese) che possono essere così riassunti:
  • conoscersi e confrontarsi il più possibile con gli altri Paesi europei presenti
  • conoscere la cultura spagnola che sarà il nostro contesto per questo corso
  • promuovere una dimensione europea dell'educazione
  • incorporare questi insegnamenti nelle nostre lezioni
Scopriremo presto di cosa si tratta...





lunedì 21 novembre 2016

The CLIL approach



Definition

-          CLIL is an approach with many different methodologies.

-          Communication in CLIL aims to develop skills to express ideas in curricular subjects
-          One of CLIL’s aims is to provide cognitive development for learners.

CLIL non è solo un metodo per imparare una lingua, ma sviluppare il pensiero critico e di sviluppare capacitá cognitive.

Marsh David, 1994, Finland: 
“CLIL refers to situations where subjects, or parts of subjects, are taught through a foreign language with dual-focused aims, namely the learning of content and the simultaneous learning of a foreign language”.

Non c’é una priorità tra la materia e la lingua. 
L'apprendimento della lingua e dei contenuti avvengono nello stesso tempo. 
Lo sviluppo delle competenze cognitive e le competenze linguistiche aumentano insieme.

Se necessario, L1 può essere utilizzata.

La disciplina viene insegnata in modo semplici, comprensibile, con l'aiuto di immagini, diagrammi, grafici, termini evidenziati, organizzatori visivi, mappe concettuali.


Gli studenti dovrebbero essere in grado di: ricordare - comprendere - applicare - analizzare- valutare - creare.

Models of CLIL:

-Soft CLIL (language-led) model: topics from the curriculum are taught as part of a language course
(45 min. once a week) à English teachers teach curricular subjects

-Semi-soft/hard CLIL model (subject-led. Modular): parts of the subjects are taught in the target
language for a certain number of hours (14 hours during one term)

-Hard CLIL model (subject-led. Partial immersion): 50% of the curriculum is taught in the target
language (Kay Bentley – 2010)

domenica 20 novembre 2016




Domenica 20 novembre 2016

Arrivo in hotel.... la nostra avventura andalusa ha inizio!


Nel pomeriggio l'organizzazione ci ha accolti e ci ha illustrato il programma della settimana.
I Paesi partecipanti sono 10.


 È  stato più  volte ribadito che l'obiettivo primario del corso sarà quello di sviluppare una dimensione europea e sentirsi appunto parte di un'unica identità,  in pieno spirito "ERASMUSPLUS".

venerdì 8 aprile 2016

Tecnologia: prime impressioni

Abbiamo sentito così tanto parlare della tecnologia presente nelle scuole svedesi che non potevamo non concentrarci su quello! Abbiamo subito notato che in ogni classe sono presenti almeno una decina di portatili, il computer dell'insegnante collegato a internet, un videoproiettore e una stampante. Oggi abbiamo potuto osservare diverse lezioni in ognuna delle quali è stato usato il videoproiettore come sostituto della classica lavagna, con la possibilità di vedere immagini e filmati. Già solo questo, secondo noi, sarebbe una grande aiuto alla nostra didattica! In una lezione i bambini stavano scrivendo storie, da loro inventate, utilizzando il computer. Con la sintesi vocale potevano ascoltare ciò che scrivevano e eventualmente autocorreggersi! I capitoli venivano stampati e incollati in un quaderno, il racconto veniva completato con un disegno fatto a mano. Una volta terminati i racconti rimangono nella biblioteca della scuola a disposizione di tutti gli alunni. Ci ha colpito molto l'utilizzo del computer come uno strumento da utilizzare insieme a tanti altri! Infine siamo rimasti molto colpiti nel vedere Erica spiegare i "homework" scrivendo le indicazioni e le parole chiave sulla scheda che veniva ripresa da web Cam e proiettata sulla parete removibile.













TIC dietro l'angolo

Ogni classe dispone di desktop, di notebook e di tablet a sufficienza per poter utilizzarli come strumenti di lavoro in qualsiasi momento della giornata. All'interno delle classi ci sono apposite mensole fissate al muro su cui poggiano i desktop, mentre in armadietti movibili si trovano i notebook, i tablet ed altri accessori, ottimizzando così tutti gli spazi, sia in classe che nei corridoi. Non esiste invece la classica aula computer, anche se la struttura lo consentirebbe. 

Gli alunni lavorano spesso in piccoli gruppi ed ogni gruppo svolge le attività secondo le indicazioni dell'insegnante e in base ai propri ritmi di lavoro, sfruttando cosi tutti gli spazi a disposizione, dimostrando anche in questo caso molta autonomia e rispetto del lavoro altrui e delle indicazioni degli insegnanti.

Anche in ciò la nostra organizzazione e la didattica informatica è differente. Noi, dovendo utilizzare uno spazio ed un tempo prestabilito, perdiamo la possibilità di usufruire dell'informatica come strumento quotidiano o per lo meno più frequente.

Avere delle piccole isole informatiche dentro e fuori dalla classe, ci permetterebbe di includere la tecnologia nella nostra metodologia didattica, anche per adempiere ai principi e canoni previsti dal concetto della trasversalità. 
Inoltre consentirebbe una maggiore sensibilizzazione di alunni e di insegnanti che dimostrano ancora poca dimestichezza con le nuove forme tecnologiche.
                        
                                   





giovedì 7 aprile 2016

La tecnologia toglie i confini

Purtroppo non abbiamo potuto assistere a una vera e propria lezione per immigrati per un disguido organizzativo. L'insegnante che abbiamo incontrato è stata comunque molto gentile e ci ha spiegato come è organizzato il corso illustrandoci le attività che svolgono attraverso dei filmati. Si tratta di un progetto a breve termine (al massimo un anno) per bambini e ragazzi dai 7 ai 16 anni che non sanno leggere, scrivere e parlare la lingua svedese. Gli alunni frequentano il corso dal lunedì al venerdì 5 ore al giorno, per poter imparare la lingua e la cultura locale. Attualmente ci sono cinque gruppi e il loro percorso dipende dall'età e dalla loro conoscenza della lingua. Nel "arrival group" gli alunni vengono coinvolti in attività per collegare la lingua con la realtà, imparano attraverso il "dire" e il "fare". Abbinando l'azione alla verbalizzazione è più facile memorizzare frasi svedesi inerenti alla vita quotidiana, per questo nei primi due mesi le attività vissute dai bambini vengono registrate e da loro montate in un filmato, in cui l'azione viene verbalizzata sia nella loro madre lingua che nella lingua svedese. Attraverso l'applicazione "Say hi" si possono registrare e leggere frasi in lingua madre tradotte in lingua svedese. Questo progetto è nato grazie a quattro insegnanti che hanno chiesto sostengo al CMIT (Center for media & information tecnology). Secondo il governo è fondamentale che gli immigrati acquisiscano un certo livello di preparazione della lingua svedese per essere preparati ad affrontare le richieste della scuola in modo adeguato. Inoltre questo corso ha l' obiettivo di dare loro il tempo necessario per ambientarsi, sentirsi accolti e non soli. Questo corso dura solo un anno per evitare che rimangano isolati tra di loro e affinché si integrino piú facilmente nella società svedese. Vedendo questi filmati è impossibile non notare la serenità con cui bambini e ragazzi partecipavano alle attività avvicinandosi alla nuova lingua. Ci sembra un ottimo supporto per gli insegnanti e uno strumento di integrazione forse da considerare!

L'applicazione "Sai Hi"


Svezia: ci siamo stati davvero!

The reindeer


Erica, la nostra "guida turistica" ci ha portato in  mezzo al niente per il "reindeer haunting".

The Northern Light


Dopo giorni di maltempo, pioggia e neve finalmente un cielo stellato che ci ha permesso di ammirare l'aurora boreale.


L'unione fa la differenza

Avendo visitato diverse scuole ci é subito saltato all’occhio che tutte hanno lo stesso sistema scolastico: partendo dalla disposizione ed organizzazione delle aule, dal materiale scolastico e didattico a disposizione dei bambini, dalle attività quotidiane alle metodologie utilizzate dagli insegnanti arrivando alle attrezzature informatiche, e questo riguarda tutti gli ordini ed i gradi scolastica, dalla scuola materna alla scuola superiore.
Questo è possibile grazie alle linee guida date dal governo, nonché la didattica online e non, i gruppi dei docenti nei social-network ed ai frequenti meetings nazionali fra gli insegnanti di varie scuole in collaborazione con il governo. 
Le linee guida del governo spingono e motivano gli insegnanti verso metodologie ben precise, fornendo lo stesso materiale a tutte le scuole, a partire dalle guide didattiche, le lezioni digitali (condivise tra insegnanti) e materiale didattico per i bambini. Gli insegnanti fanno un colloquio con il „grande boss“ una volta all’anno, che non verte esclusivamente sul lavoro ma anche sulla serenità personale dei docenti, l’andamento delle classi ed il clima scolastico in generale,  dei propri desideri ed obiettivi, con il fine di valorizzare la persona e aumentare la sua autostima. Tutto ciò motiva gli insegnanti ad essere  una parte attiva del sistema scolastico e dei gruppi di lavoro. Inoltre, durante questo colloquio, il grande boss, sulla base di un’autovalutazione dell’insegnante stesso, può concedere un aumento dello stipendio.
Gli insegnanti possono usufruire di una consistente didattica online che s‘incrementa anche per il contributo dei docenti stessi: ciò crea una routine fra tutti gli insegnanti, una flessibilità in costante aumento ed una maggiore approvazione delle metodologie ritenute valide: 

è l’unità che fa la forza.

„Be self confident and open-minded.“
„Respect each other.“
„Help and listen to each other.“
„Don’t be afraid for asking help.“
„Collaborate and learn from each other.“
„Together we can do it.“

A questo punto sorge spontanea una domanda: 
Se ciò è possibile in grande, che cosa ci impedisce di provare nel piccolo?

Utilizzo del "Ladibag" in 3 classi delle diverse scuole visitate




Le 5 carte del metodo della "Reading comprehension" utilizzate in tutte le scuole visitate








Una professione da scoprire

Gli insegnanti delle scuole svedesi si appoggiano quotidianamente alla figura di un pedagogista (Social pedagoge, Special pedagoge, Free time pedagoge). In Svezia i compiti di questa figura specializzata sono focalizzati in ambito sociale, precisamente sul benessere del bambino: agevola la consapevolezza della propria responsabilità, promuove il rispetto per se stessi e gli altri, nonché il comportamento corretto nel gruppo ed in generale come gestire le relazioni nel gruppo anche attraverso progetti di arte o riguardanti social learning, mobbing, violenza, gestione dei conflitti. Inoltre può svolgere delle attività in classe, con o senza la presenza dell’insegnante, si occupa della sorveglianza e sostiene i bambini in difficoltà sia nelle diverse materie che nella sfera personale.

Più insegnanti ci hanno ripetuto l’importanza di questa collaborazione, in quanto sostiene l’insegnante e nello stesso tempo tutela il bambino: “teachers can so do education, have more time and have somebody who support them” e “ children are so saved and have more self-confidence”, so Kristina.

I presupposti fondamentali per una buona collaborazione fra insegnante e pedagogista sono il rispetto e l’aiuto reciproco.

Dal 2005/2006 in Alto Adige si inizia a parlare di una figura simile, definita “Schulsozialpädagoge”. Partito come progetto pilota triennale, organizzato in collaborazione con l’Intendenza Scolastica tedesca, l’Ufficio Famiglia, Donna e Gioventù e l’Università di Bolzano e, visto gli ottimi risultati conseguiti, presentato nel 2008 in un convegno “SP in der Schule“, per poi prevedere una formazione specializzata a partire dal 2009/2010, si è riusciti a creare una professione attualmente riconosciuta ed esercitata solo nella scuola tedesca. Al momento ci sono circa 20 “Schulsozialpädagogen” che lavorano sul nostro territorio.

La Provincia Autonoma di Bolzano definisce questa figura professionale come colui che accompagna, consiglia ed incentiva i bambini e ragazzi sia nei collegi che nelle istituzioni di pedagogia sociale e scolastiche. Inoltre previene, interviene, pianifica, coordina attività, programma diversi progetti, collabora con diversi enti, anche in rete, cerca soluzioni, sostiene, informa, organizza e sviluppa interventi di sostegno, lavora sia per il singolo che per il gruppo.

Nella scuola italiana questi compiti vengono svolti da diverse figure. 
Prevedere la figura del “Schulsozialpädagogen” anche nella scuola italiana potrebbe essere un aiuto valido?

Sul sistema scolastico svedese in generale vedi:

mercoledì 6 aprile 2016

Non solo tecnologia: a volte basta poco

Organizzazione ed indicazioni utili per la giornata



Calendario



La biblioteca in classe



Collegamenti geografici



Il ciclo dell'acqua



Lo scheletro



The Bokbuss